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Il Bar della Dakar 2021. Brindiamo a Te, Leggendario Hubert!

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Neom, Arabia Saudita, 10 Gennaio. Ieri siamo stati chiusi, era la nostra… giornata di riposo. Vi chiederete come mai chiudiamo proprio nella giornata di riposo della Dakar, e io vi rispondo che quello è il giorno più caotico della Corsa, nessuno che viene e si ferma, sono tutti di corsa, tutti hanno da fare qualcosa di urgente per l’indomani sperando di avere cinque minuti liberi. Qui da noi è buona norma venire a sedersi quando si è finito di lavorare, rilassarsi, bere un bicchierino e far evaporare un po’ di stress con gli amici. Solo amici. Per questo siamo aperti tutta la notte. La Tappa Marathon, invece non c’è nessuno. Per esempio, oggi tutti i Concorrenti sono a Sakaka, lontano da tutti, isolati e chiusi nel recinto della Marathon, e quindi tutti gli altri sono venuti qui a Neom, hanno sistemato le loro cose e fino a domani non vedranno i loro assistiti. Il Bar della Dakar è il rito del debriefing di Meccanici e Manager. La serata inizia prima e può finire molto dopo. Ci si lascia andare volentieri.

Il Bar della Dakar è anche il centro di raccolta e scambio delle informazioni. Le notizie che arrivano al bivacco sono sempre personali. Non c’è un Giornale della Dakar, a questo pensiamo da tempo, lo faremo. Una volta c’è stata una Radio Dakar. Tanti anni fa. Tutti avevano una radiolina FM sintonizzata su una emittente del bivacco, ma era poca cosa, trasmetteva solo i risultati, che qui si sanno subito.

Stasera comunque siamo tristi. Religiosamente tristi perché uno di noi, il più grande, se n’è andatoHubert Auriol ci ha lasciati soli. Ci piace pensare che abbia ritenuto che siamo ormai grandi e possiamo andare avanti da soli. Ma non basta. Ci manca, improvvisamente e subito. Ci manca perché per troppo tempo è stato con noi, davvero in mezzo a tutti noi.

I Meccanici hanno esperienza di Dakar e di Vita. Stanno con i piedi per terra e le mani dentro i motori. In un certo senso ne sono l’anima. Sanno essere giusti perché fanno un lavoro delicato, non possono sbagliare.

Uno di loro è qui da un po’. Taciturno. Un altro alza la bottiglia e dice: “Brindiamo a Hubert! Siamo tristi, ma siamo felici perché l’abbiam conosciuto!”

Parla il primo, il taciturno. “È vero, con lui siamo stati felici. Ci sentivamo al sicuro. È stato la nostra guida, la guida della Dakar per quasi dieci anni. Io della Dakar riconosco due Condottieri, Thierry Sabine e lui. Non è un caso che la Dakar in caduta libera sia ripartita grazie a lui”.

Un altro. “Per me la più bella esperienza è stata al Gran Rally China, un’altra delle sue idee vulcaniche. Eravamo in pochi e ci si vedeva tutti i giorni, passava sempre a chiedere dei nostri piloti, o semplicemente di noi. Mi colpì che non veniva per fare pubbliche relazioni o in visita di cortesia. Ascoltava, discuteva, tornava la sera dopo e continuava il discorso. Non è più successo con i suoi “successori”.

Riprende il primo Meccanico: “Ricordo quella volta che Nani Roma si perse. Eravamo tutti in pensiero, non avevamo notizie. L’elicottero atterrò vicino a noi, Hubert scese e venne a rassicurarci. Era stanco, era stato tutto il giorno in giro a radunare il suo gregge. La moca soffiava. Hubert si mise a sedere tra noi in mezzo al Deserto. Prese la tazza di caffè, lo bevve piano, pensieroso. Poi recuperò un po’ di grinta, lo capimmo quando tornò a sfoderare il suo leggendario sorriso. Un po’ di pacche sulle spalle. “Les Italiens ils sont formidables!” Mi viene da piangere!

Fonte: Automoto.it

Mercato auto 2020 in rosso, bene solo per l’elettrico

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BERKELEY, CALIFORNIA - JUNE 06: The Fiat logo is displayed at a Fiat dealership on June 06, 2019 in Berkeley, California. Fiat Chrysler announced that it has withdrawn a proposal to merge with French automaker Renault. (Photo by Justin Sullivan/Getty Images)

Il 2020 è stato segnato da Covid-19, ma anche dalla crisi economica. Per il mercato dell’auto, i 12 mesi appena passati hanno segnato un annus horribilis con un crollo delle vendite che ha toccato i livelli più bassi dagli anni Settanta del secolo scorso.

IL LOCK DOWN CHE HA FERMATO LE VENDITE

Le limitazioni agli spostamenti che hanno fatto seguito ai blocchi totali alla circolazione durante il periodo di lock down hanno causato un ristagno del mercato auto, che ha tentato di recuperare il terreno perso attraverso campagne di incentivi che però non sono bastati a risanare in chiusura del 2020 le perdite subite.

L’IBRIDO CHE HA SALVATO IL MERCATO AUTO

L’industria dell’auto ha però potuto trovare un piccolo aiuto nella transizione della mobilità a motori green e ibridi. Alcuni produttori sono comunque riusciti ad avere delle conferme, tra queste Fiat che nel 2020 è riuscita a coprire il 15,29% del mercato. Un successo ottenuto soprattutto grazie alle vendite di Panda, che in 12 mesi ha raggiunto le 110mila unità, anche grazie all’introduzione in gamma di una versione ibrida.

Fonte: Allaguida

Colonnine di ricarica ogni 50 km in autostrada

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Tutti i concessionari autostradali dovranno installare colonnine di ricarica per veicoli elettrici di ultima generazione almeno ogni 50 km sulle proprie tratte di competenza: lo prevede un emendamento alla manovra proposto dai deputati del MoVimento 5 Stelle Giuseppe Chiazzese, Andrea Giarrizzo, Luca Sut, Giovanni Vianello e approvato in commissione.

«Il termine per l’installazione dei punti di ricarica di potenza elevata è di 180 giorni – spiegano – e nel caso i concessionari non provvedano, chiunque ne faccia richiesta si può candidare per installarle. In questo caso il concessionario dovrà pubblicare entro 30 giorni una manifestazione d’interesse volta a selezionare l’operatore sulla base di caratteristiche tecniche e commerciali che valorizzino efficienza, qualità e varietà dei servizi proposti».

Fonte: Automoto.it

Lamborghini SC20: cosa c’è da sapere su questo pezzo unico

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Come se Lamborghini non fosse già sinonimo di esclusività, la SC20 è la prima vettura “a cielo aperto” della casa del Toro. Un pezzo unico realizzato su richiesta per un facoltoso cliente che monta un motore V12 aspirato da 6,5 litri che eroga 770 Cv e cambio a sette rapporti. L’aerodinamica della carrozzeria a barchettavanta un’ala regolabile e l’estrattore derivato ispirato ai modelli da pista.

Le prestazioni della SC20 non hanno niente da invidiare alle vetture che girano su pista, ma è omologata per l’utilizzo stradale. Il progetto del reparto motorsport Squadra Corse è nato nel centro stile di Sant’Agata Bolognese, plasmato su carrozzeria in fibra di carbonio.

La Sc20 è un connubio tra sofisticata ingegneria, artigianalità made in Italy, sportività e design all’avanguardia nonché un nuovo esempio di applicazione del nostro motore V12 e del carbonio a una vettura open-top radicale ma dal design inconfondibilmente Lamborghini”, ha spiegato con orgoglio Maurizio Reggiani, responsabile tecnico della casa del Toro.

Progettata sulle hypercar da competizione

L’obiettivo della Squadra Corse era quello di soddisfare i sogni più sfrenati un cliente molto esigente: una vettura a barchetta in grado di destreggiarsi in pista, sfiorando cordoli senza perdere aderenza su pista, ma che si potesse anche muovere liberamente sull’asfalto cittadino.

Per farlo, Lamborghini ha dovuto lisciare a mano la carrozzeria in fibra di carbonio, sicché i flussi aerodinamici fossero ottimizzata per permettere di ottenere il massimo dallo splitter, incorniciato da due pinne, e dalle prese d’aria sul cofano anteriore, finora montate sulla super car da competizione Huracán Gt3 Evo.

Dalla Essenza Scv12hypercar  prodotta in sole 40 unità, derivano invece le fiancate dalle linee scolpite. Un’ala in carbonio regolabile per basso, medio o alto carico, poi, arricchisce il posteriore della Lamborghini SC20.

Fonte: Allaguida

Nuovo Nissan Qashqai

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Il nuovo Qashqai vuole confermarsi come uno dei leader della sua categoria: Nissan propone il suo crossover aggiornato nel design e nella tecnologia.

La casa giapponese ha fatto tesoro delle opinioni dei consumatori per progettare il nuovo Qashqai, modello lanciato sul mercato nel 2006, più confortevole. Il sistema di guida rimane invariato: la Nissan Intelligent Mobility è coadiuvata da un raggio ancora più ampio di visibilità, dalla piacevolezza degli interni e dalla tecnologia applicata alla piacevolezza del viaggio.

Nuovo Qashqai: ingegneria e design

Il vice presidente di Nissan Design Europe, Matthew Weaver, ha parlato di unincontro tra design espressivo e aspettative dei clienti. Da qui è nato il concept della terza generazione di Qashqai.

Nissan per gli interni ha messo in campo anche l’artigianato: solo per lavorare la nappa con cui sono ricoperti i sedili ci vogliono 25 giorni mentre per realizzare il loro nuovo ricamo, un’ora. Inoltre, possono anche scelti con l’opzione massaggiante governabile direttamente dal computer centrale NissanConnect, perché la permanenza sulla macchina sia ancora più piacevole.

Lo spazio per i passeggeri della parte posteriore è aumentato si 2,8 cm, arrivano a un totale di 60,8 cm, così come è maggiore la distanza tra i sedili anteriori. I sedili, regolabili in maniera personalizzabile, sono imbottiti in modo da garantire confort totale sono ispirati, come nella linea precedente, a quelli della NASA.

Il Quashqai ancora più smart è dotato anche di In-Car Wi-Fi al quale è possibile connettere fino a 7 dispositivi. Sono inoltre attivi i servizi Home-to-Car compatibili con Assistente Google e Amazon Alexa. È dotato nel portaoggetti anteriore di caricatore wireless per smartphone compatibile con tutti i modelli, il tutto collegato alle porte di ricarica USB-A e USB-C anteriori e posteriori.

Potenziato anche il sistema audio del veicolo grazie all’impianto Bose® Premium, con amplificazione dei bassi Acoustimass®, con prestazioni migliorate sia per l’ascolto della radio DAB sia per la riproduzione da cellulare.

Il nuovo display TFT multifunzione è invece da 12,3″ e può essere configurato per navigazione e infotainment, e tutto può essere governato direttamente tramite i comandi al volante. L’Head Up Display (HUD) è da 10,8″, il più ampio della categoria.

Fonte: Allaguida

Tesla Semi: il camion che rivoluzionerà il sistema di trasporto su strada

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Elon Musk si appresta a cambiare ancora una volta il mondo dei motori, stavolta con il camion Tesla Semi, un progetto presentato nel 2017 e che ora sta per vedere la luce.

Si tratta di un tir classe 8 totalmente elettrico con un’autonomia tra gli 800 e i 1000 chilometri, una vera rivoluzione per quanto riguarda emissioni e consumi. Musk durante l’ultimo Battery Day, tenutosi a settembre, aveva annunciato tra le tante novità della sua casa automobilistica, anche la batteria innovativa messa a punto per permettere una grande durata e occupare meno spazio.

Tesla Semi: debutto nel 2021

Le caratteristiche di questo tir dovrebbero essere una capacità di trasporto di 40 tonnellate, una velocità massima in salita con pendenza del 5% di circa 105 chilometri orari, un’accelerazione 0-100 a pieno carico di 20 secondi, consumo inferiore ai 1,25 kWh/km, quattro motori indipendenti sugli assali posteriori, un’autonomia a pieno carico di 483 o 804 km a seconda del modello scelto. In base alla potenza delle batterie, avrà un prezzo diverso: 150mila o 180mila dollari in USA, ancora non si sa nel resto del mondo; bisogna però specificare che sono prezzi relativi a tre anni fa, non si sa se aumenteranno. Per arrivare ai 1000 km di autonomia dovranno essere applicate nuove celle con una densità pari circa 300 Wh/kg e batterie strutturali: un’evoluzione del 25% rispetto al progetto originale.

Musk ha dichiarato che “ottenere un range di 500 km è abbastanza facile, soprattutto per quanto riguarda un camion che trasporta un carico da 40 tonnellate. Per il trasporto a lunghe percorrenze, si può portare l’autonomia fino a, crediamo, 800 km, esiamo sulla strada del camion pesante da 1000 chilometri di range“. Tesla Semi infatti è alle ultime fasi di test e si prevede che verrà messo in commercio nel 2021.

I dubbi però su questo truck ci sono, soprattutto in merito alle batterie molto grandi da montare sul mezzo per permettere i 1000 chilometri di autonomia: occupano così tanto spazio da dover sacrificare una tonnellata di capacità di trasporto. Una rinuncia che potrebbe far desistere dall’acquisto in favore di un tradizionale mezzo diesel più capiente. Walmart Canada però ne ha già ordinati 130 per un investimento totale di 2,6 miliardi di dollari.

Fonte: Allaguida

F1, GP Bahrain 2020: Grosjean, Dallara ha fatto il miracolo

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A volte i miracoli accadono e hanno la forma di una monoposto distrutta e avvolta dalle fiamme da cui il pilota emerge novella araba fenice dalle proprie ceneri. Romain Grosjean ricorderà a lungo questi momenti in cui, per 27 lunghi secondi, è rimasto avvolto nelle fiamme della sua Haas con l’abitacolo incastrato in mezzo al guard rail, aperto come una scatola di tonno, e il motore col cambio dall’altro lato. Il miracolo è stato realizzato a Varano De Melegari, Parma, dove la Dallara Automobili, che costruisce i telai della Haas, ha costruito una scocca che ha retto a un urto pazzesco, non previsto e preventivabile, in cui un pilota resta incolume (qualche botta e qualche costola incrinata) dopo un urto a 240 orari contro il rail, si è infilata in mezzo e ha permesso al pilota di uscire con le proprie gambe da un rottame in fiamme.

Questi i fatti e come ha detto Lewis Hamilton, vincitore di una gara tribolata ma passata in secondo piano: “La gente adesso ha capito che noi piloti continuiamo a rischiare la nostra vita e che la F.1 con la FIA hanno raggiunto uno standard di sicurezza molto elevato e che oggi ha funzionato perfettamente ma questo non deve far dimenticare che si può fare ancora molto”. E qui scatta l’analisi impietosa di cosa ha funzionato e cosa no e se tutto è andato bene lo si deve anche a una buona dose di fortuna che ha fatto girare le cose per il verso giusto. Intanto, una F.1 lanciata a 240 orari contro un rail è un oggetto di 750 kg che ha letteralmente demolito la barriera, infilandosi in mezzo.

Grazie all’Halo, la protezione dell’abitacolo, il pilota non ha subito danni alla testa ma è grazie alla scocca, la cui cellula in carbonio ha resistito perfettamente, e il pilota ha potuto restare cosciente. Quello che non è ammissibile è che un guard rail si apra a metà e che sia posizionato con un angolo tale da essere pericoloso. Lì c’era l’uscita della postazione dei commissari, ma è anche vero che attorno c’è tanto di quello spazio che si poteva fare qualcosa di meglio e di diverso. Se finora è andato sempre bene, non è detto che tutto sia perfetto. La barriera è stata poi sostituita con dei muretti ancorati al terreno, ma esperienza insegna che davanti a qualsiasi tipo di barriera, metallica o muretto, vanno messe delle protezioni ad assorbimento d’urto, come quelle che in curva Parabolica a Monza hanno ammortizzato l’uscita di pista di Leclerc.

Un altro aspetto preoccupante è il modo in cui è esplosa la macchina: il fuoco non si vedeva in F.1 da tempo immemore se non per rotture dei motori e non come conseguenza di un urto. Nel 1989 a Imola accadde alla Ferrari di Berger e solo anni dopo, 1996, alla Ligier di Pedro Diniz. Il resto è scorso via senza grossi problemi e sembrava quasi folle la richiesta della FIA di modificare i parametri di sicurezza delle tute ignifughe in questa stagione, portato da 11 a 13 secondi per una temperatura di 850 gradi. Ebbene, si è visto che avevano ragione e anche se gli standard minimi di chi fa le tute è spesso superiore, se Grosjean si è salvato lo si deve proprio a questi nuovi materiali, leggeri e più resistenti. Piuttosto destano preoccupazioni gli interventi dei commissari in Bahrain.

Il primo che si è avvicinato al rottame in fiamme ha sparato l’estintore a 10 metri di distanza senza colpire il bersaglio, un altro è arrivato di corsa attraversando la pista, stessa cosa, l’attraversamento, lo ha fatto un altro commissario sul finire del GP con la Racing Point di Perez in fiamme per il cedimento del motore. Si deve ai medici della FIA, che con la medical car seguono il gruppo durante il primo giro, se si è riusciti a venirne a capo senza grossi danni. Insomma, è una F.1 in cui il pericolo c’è ancora, resta tanto da fare e solo perché è andata bene stavolta non si può dire che non si possa e debba fare di meglio. Dal personale addestrato (alla CEA di Bologna possono dare lezioni al mondo) alle barriere che vanno riviste e messe in sicurezza.

Fonte: Automoto.it

Elettriche ed ibride: tutti le vogliono

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Italiani brava gente, anche in tema di mobilità alternativa? A leggere i dati riportati da una ricerca di Areté, sembrerebbe proprio di sì: la stragrande maggioranza del campione interpellato, con percentuale vicina al 90%, infatti si è dichiarato disponibile ad acquistare una vettura elettrica o ibrida, anche se questo significasse spendere di più rispetto ai veicoli tradizionali.

La diffidenza maggiore verso queste alimentazioni resta legata al prezzo e, per l’elettrico, alle tradizionali incertezze sulle batterie, vale a dire tempi di carica, disponibilità di colonnine, autonomia reale.

La ricerca “Vetture ibride ed elettriche, cosa ne pensate?”, condotta a novembre da Areté, azienda specializzata nella consulenza strategica fondata da Massimo Ghenzer, ha coinvolto un panel di oltre 500 persone di tutte le regioni, nel 70% dei casi uomini, e con età compresa per il 47% dei casi tra 30 e 44 anni, per il 43% tra 45 e 60 e per il restante 10% over 60.

I risultati sono interessanti: malgrado resti bassa la conoscenza dei motori elettrici ed ibridi (solo il 32% conferma di aver guidato almeno una volta un’auto ibrida e il 23% è stato al volante di un’elettrica), due su tre si dicono disposti a pagare fino al 10% in più rispetto ai veicoli con motore solo termico.

La propensione all’acquisto deriva da motivazioni di carattere sociale («per non inquinare»), ma anche la leva economica costituisce una componente essenziale, in particolar modo per il risparmio sul carburante (indicato dal 33% del campione), l’utilizzo degli incentivi (13%), la possibilità di non pagare il bollo (5%), i saving sulla manutenzione (5%), il mancato pagamento del parcheggio sulle strisce blu (3%).

C’è dal colmare un gap di conoscenza: oltre il 50% degli intervistati ammette di conoscere poco o per nulla le caratteristiche di un’auto ibrida e le differenze tra versioni full, mild e plug-in: proprio per questo, quasi tutti ritengono un test drive determinante per confermare la decisione di acquisto e per farlo sono pronti a recarsi in concessionaria (88%) o ad attendere presso il proprio domicilio (12%).

Altro capitolo riguarda le modalità di acquisto delle vetture elettriche: cresce l’interessa verso i canali meno tradizionali, con oltre la metà del panel pronta a richiedere un finanziamento, il 6% ad attivare un contratto di leasing e ben il 15% a servirsi delle soluzioni offerte dalle società di noleggio, soluzione che mette al sicuro da problemi dovuti al cambio di paradigma e consente di evitare significativi immobilizzi di capitale.

Fonte: Automoto.it

Formula E, in Arabia Saudita per la prima volta in notturna

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La Formula E per la prima volta andrà in scena in notturna. La terza e la quarta gara della prossima stagione, in programma a Diriyah, in Arabia Saudita, saranno disputate sotto le luci dei riflettori. Ovviamente eco-friendly: sarà impiegata una tecnologia LED a basso consumo, circa la metà rispetto a soluzioni non LED. Il resto dell’energia necessaria per alimentare l’illuminazione sarà totalmente riciclabile, in quanto fornita da olio vegetale idrotrattato ricavato da materiali ecosostenibili.

L’Arabia Saudita, spiega la nota diffusa dalla Formula E sulle due gare a Diriyah, è il partner migliore per questa avventura in notturna, visto che la nazione del Golfo Persico è a sua volta molto attenta all’ecosostenibilità, parte fondamentale della modernizzazione del paese secondo la Vision 2030. «Siamo molto orgogliosi di collaborare con l’Arabia Saudita per dare vita alla prima gara in notturna della storia della Formula E – spiega il co-fondatore della categoria, Alberto Longo -. Sono sicuro che la corsa sarà spettacolare, con un tipo di competizione diverso da quanto visto finora».

«Come sempre – riflette Longo – il nostro primo pensiero ha riguardato il modo in cui dare forma alla nostra visione sportiva in modo sostenibile. Prima di innovare il nostro prodotto, dobbiamo sentirci sicuri di poter mantenere gli standard di sostenibilità di cui ci consideriamo responsabili». L’appuntamento per la prima gara in notturna della storia della Formula E è per il 26 febbraio 2021, alle 20 ora locale. La prossima stagione della categoria elettrica comincerà invece il mese precedente, più precisamente il 16/17 gennaio, a Santiago del Cile.

Fonte: Automoto.it 

Milano, dal 2023 punti di ricarica per auto elettriche in tutti i distributori

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A partire dal primo gennaio del 2023, le stazioni di servizio di carburante a Milano dovranno dotarsi di infrastrutture per la ricarica elettrica. Lo stabilisce il Regolamento per la qualità dell’aria approvato dal Consiglio comunale del capoluogo lombardo.

In una nota diffusa da Palazzo Marino si spiega che i distributori dovranno presentare il progetto entro il primo gennaio del 2022, mentre l’installazione delle colonnine deve avvenire entro 12 mesi. Nel caso in cui ci fosserò delle impossibilità tecniche, la colonnina dovrà essere realizzata in un’area pubblica, sempre rispettando la scadenza del primo gennaio 2023.

Fonte: Automoto.it 

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