Frammenti introvabili: la Lamborghini L30 “Super Diablo”

Frammenti introvabili: la Lamborghini L30 “Super Diablo”

Del resto, fino a quel momento, era tutto costruito con “sano ed affidabile” acciaio (e lo è stato anche negli anni a venire, se pensiamo che anche la Murcielago del 2001 era ancora costruita in tubolari del suddetto metallo), quindi il progetto era davvero ambizioso. Ma come fare in breve tempo a mettere insieme qualcosa con delle tecnologie “inedite” fino ad ora? Beh, ci si rivolge a qualcuno che con i materiali compositi ci lavorava già. E qua entra in gioco, anzi ritorna, Horacio Pagani, che per lamborghini ha lavorato fino al 1990, prima di abbandonare la nave e fondare la propria realtà, che si occupava sia di costruire auto che di studiare, realizzare e fornire materiali compositi a Lamborghini ed altri costruttori.

Horacio è stato pesantemente coinvolto nella fase di progettazione (e si vede dalle foto e disegni che ritraggono i modellini in scala della LC30 dal design che oggigiorno fà scattare una sensazione di deja-vù nei confronti della Zonda) ma prima di realizzare qualcosa di concreto, ennesimo colpo di scena! Sempre 1994, Chrysler cede Lamborghini (che era “sua” dal 1987) alla Megatech, una società con sede legale alle isole Bermuda estranea all’industria automobilistica.

A parte i 4 anni “indonesiani” fallimentari, il progetto viene stroncato e rimane nella storia dei misteri automobilistici; il nuovo acquirente non ha infatti altri soldi da investire su questo progetto. Lamborghini, che comuqnue non poteva non presentare nulla per il proprio anniversario, decide allora di alleggerire la Diablo e di potenziarne il motore V12 fino alla potenza di 525 cavalli. Nacque così la Diablo SE30.

Horacio Pagani, nel contempo, quegli studi e quelle idee che aveva dedicato al progetto L30 le mette da parte e inizia a lavorare in autonomia alla propria idea, presentando nel 1999 la Zonda, che eredita un po’ di quell’opera incompiuta, anche lato estetico.

Fonte: Automoto.it – Archivio articoli