Dakar 2022. Bombe!

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Dakar Saudi Arabia. A bocce ferme. Ripensamenti. Nasser Al Attiyah, Sam “Sundersam” Sunderland, Francisco “Chaleco” Lopez, Austin Jones, Dmitry Sotnikov, Alexandre Giroud. Magnifici vincitori di una Bellissima storia di Sport e avventura (non più troppa per la verità). Atmosfera di leggenda dei Rally-Raid trasposta ai (difficili) giorni nostri. Per dodici giorni è una competizione maestosa e avvincente (quella delle Moto di più, le Auto assai meno), un villaggio di 3.500 persone e 1.000 mezzi che sorge e tramonta ogni giorno, la più inverosimile attualizzazione del viaggio di una incredibile carovana. Un intero Paese (o Universo, come direbbe Finardi) da esplorare. Per capire quale sia la portata di efficienza e bravura di una simile organizzazione bisogna vedere e toccare con mano… oppure fidarsi. Fidatevi, mai vista una cosa simile! Forse le Olimpiadi, ma spesso sono ancora loro, ASO, Amaury Sport Organisation.

Tutto perfetto? No. Ci sono alcuni aspetti che sono indegni dello spessore dell’evento. Francamente non se ne capisce il motivo e non ne vedo uno solo accettabile. Ci sono argomenti per i quali ASO si chiude a riccio (o come un armadillo) facendo finta di niente o prendendo tutti per deficienti. Per esempiol’esplosione della macchina di Philippe Boutron. Per esempio, il camion della Liparoti andato in fumo. Per esempio, la trattazione post gara della materia CoViD-19. Per esempio, il “trattamento geografico” riservato ad assistenti (e giornalisti).

Vere o figurate, sono tutte bombe, missili al cuore della corazzata. Domande che ci poniamo nel rapporto organizzatore-partecipante-cliente che non hanno risposta. Vediamole.

Fonte: Automoto.it