Quale destino per il PRA? Tolto all’ACI e dato al miglior offerente?

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Nuova puntata della infinita telenovela sul destino del PRA: il Pubblico Registro Automobilistico, dove sono appunti i nomi dei proprietari dei veicoli, è da molti ritenuto – e non senza qualche giusta ragione – un “quasi“ duplicato della Motorizzazione, che a sua volta gestisce l’elenco dei mezzi targati circolanti in Italia.

Due funzioni di fstto sovrapponibili, visto che oltretutto i certificati prodotti da entrambi, libretto di circolazione per la Motorizzazione e certificato di proprietà per il PRA, riportano gli stessi dati; una situazione, inoltre, che si traduce in tempi di efficienza telematica in inutili costi doppi a carico dell’utente.

Così, mentre ormai non è così lontano all’orizzonte il traguardo dei cento anni di gestione da parte dell’ACI del PRA (l’affidamento avvenne nel 1927), diventa da capogiro la cifra che automobilisti, motociclisti e altri utenti della strada hanno fatto confluire nelle casse del Club guidato da Angelo Sticchi Damiani.

Mica noccioline: si parla di almeno 260 milioni di euro incassati ogni anno, che generano un utile di cassa di circa 80; un tesoretto che fa gola a tanti, ma sul quale finora non si è riuscito a mettere le mani.

Non che siano mancati i tentativi, con qualche colpo di scena degno miglior teatro, di cambiare la situazione: con il Decreto Legislativo n. 98 del 29 maggio 2017, il MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) aveva stabilito che dal 1° luglio 2018 la carta di circolazione, emessa dalla Motorizzazione, avrebbe costituito il “documento unico”, con i dati del veicolo e quelli della proprietà, primo passo verso la progressiva eliminazione del PRA; poi, per difficoltà tecniche nella trasmissione dei dati dal PRA alla Motorizzazione, la scadenza fu prorogata al 1° gennaio 2020.

Il 26 novembre 2019, però, un nuovo emendamento ritardò l’avvio della procedura, spostandolo al 1° novembre 2020; nel frattempo, dal 1° gennaio 2020 è stato introdotto il DUC (Documento Unico di Circolazione e di Proprietà) in sostituzione della Carta di Circolazione e del Certificato di Proprietà del veicolo (CDP cartaceo o CDPD digitale), processo andato a regime il 31 marzo 2021.

Ma per il PRA, di fatto, ad oggi nulla o quasi è cambiato: conserva la sua posizione e la sua attività.

Ora la Politica torna alla carica, con un emendamento a firma dei parlamentari leghisti Corti, Mollame, Marti, Pianasso e Pietro Pisani, presentato nel DDL Concorrenza in Commissione Industria al Senato, dov’è già stato illustrato e pronto ad essere discusso con il parere del Governo; seguiranno eventuali riformulazioni di un nuovo testo, poi la trasformazione in Ordine del giorno e, se ammissibile, andrà al voto in Commissione e poi in aula.

Vista la difficoltà ad eliminare il PRA, si prova almeno a sottrarlo alla gestione dell’ACI, stabilendo che venga messo a bando e quindi affidato al miglior offerente; in un regime di concorrenza, infatti, in teoria si dovrebbe avere l’offerta dello stesso servizio con tariffe più convenienti per i fruitori.

Ma sarà davvero così?

Fonte: Automoto.it – News