Scendono in campo gli e-fuel e hanno tutti contro: biodiesel, benzina, elettricità e idrogeno

La sfida dei nuovi carburanti nel settore automobilistico

Scegliere il carburante giusto per il proprio veicolo commerciale o privato sta diventando sempre più complesso. Le normative europee continuano a evolversi, e nel marzo 2023 i ministri dell’Energia dell’Unione Europea hanno approvato lo stop ai motori tradizionali per i nuovi veicoli a partire dal 2035. Questa decisione ha acceso il dibattito su quale tecnologia rappresenterà il futuro della mobilità, creando una vera competizione tra diverse soluzioni energetiche.

Gli e-fuel: i carburanti sintetici del futuro

Gli e-fuel, ovvero i carburanti sintetici, sono stati al centro di intense trattative diplomatiche e rappresentano una delle soluzioni autorizzate per continuare l’uso di motori a combustione oltre il 2035. Si tratta di carburanti realizzati combinando idrogeno e anidride carbonica catturata, il che li rende teoricamente neutri dal punto di vista delle emissioni di CO2.

Il grande vantaggio di questi combustibili è che potrebbero utilizzare le infrastrutture di distribuzione già esistenti, evitando i costi enormi di realizzare nuove reti. Tuttavia, presentano alcuni svantaggi: l’idrogeno verde non è facilmente disponibile in Europa e dovrebbe essere importato. Inoltre, sebbene più puliti, producono comunque piccole quantità di ossidi di carbonio e azoto, anche se senza particolato fine allo scarico. Per quanto riguarda i costi, le previsioni variano significativamente: da circa 1,70 euro al litro secondo i produttori, fino a 2,80 euro secondo le stime più conservative.

I biocarburanti: un’opportunità spesso sottovalutata

I biocarburanti rappresentano un’alternativa affascinante, ottenuti dalla trasformazione di materie organiche vegetali e animali. Tra le varie tipologie troviamo il biometano, il bioetanolo e il biodiesel ricavato da oli esausti, come quelli provenienti dalle fritture industriali.

L’Italia è leader europeo nel consumo di biocarburanti e ha fondati motivi per credervi: i biocarburanti da mais e grano generano un risparmio di CO2 del 60% nel ciclo di vita, percentuale che sale al 90% per quelli derivati da oli di frittura. Il bio-idrogeno, ottenuto tramite alghe speciali, produce solo vapore acqueo come emissione. Attualmente, i prezzi di questi carburanti oscillano tra 1,70 e 2,50 euro al litro, e potrebbero diventare più competitivi con una maggiore diffusione.

Benzina, elettricità e idrogeno: le altre soluzioni

La benzina tradizionale rimane ancora ampiamente utilizzata, ma il suo futuro è limitato dalle scadenze normative. L’elettricità offre zero emissioni locali, ma richiede una rete di infrastrutture di ricarica capillare. L’idrogeno puro rappresenta una promessa tecnologica, anche se ancora poco sviluppata dal punto di vista commerciale.

La vera sfida consiste nel trovare il giusto equilibrio tra sostenibilità ambientale, disponibilità di risorse e praticità economica. Non esiste ancora una soluzione univoca, e il settore dei trasporti dovrà probabilmente adottare un approccio plurale, sfruttando diverse tecnologie in parallelo a seconda delle necessità specifiche e della situazione geografica.